Polonia: morto un Kaczynski, se ne fa un altro?

Il presidente polacco Lech Kaczynki è morto questa mattina in un incidente aereo avvenuto a Smolensk, in Russia: il Tupolev su cui viaggiava Kaczynki assieme alla moglie, al Capo di Stato maggiore dell’esercito e ad altri alti rappresentanti dello Stato, si è schiantato al suolo a pochi chilometri dalla pista dell’aeroporto della cittadina russa.
Da Smolensk, il presidente polacco avrebbe dovuto raggiungere la città di Katyn per partecipare alla cerimonia di commemorazione in ricordo delle vittime della strage compiuta dalla polizia staliniana nel 1940, costata la vita a migliaia di ufficiali polacchi.

I rottami dell'aereo precipitato

I rottami dell'aereo su cui viaggiava il presidente polacco (Fonte: RIA Novosti)

Proprio su questo argomento, Russia e Polonia nei giorni scorsi avevano trovato un canale di dialogo, dopo anni di gelo dovuti anche alla politica antirussa dei fratelli Kaczynski, Lech e Jaroslaw, quest’ultimo premier tra il 2006 e il 2007, su cui avevano costruito parte della loro fortuna politica.
Lech Kaczynski aveva infatti impostato fin da subito la sua politica sul filo-atlantismo in chiave anti-Mosca, diventando uno dei più fidati alleati di Bush jr. e sposando fin da subito la sua idea di installare in territorio polacco i missili per lo scudo di difesa americano.

Rappresentante dell’ala più nazionalista e populista della Destra polacca, aveva mantenuto una posizione politica che più volte ha rischiato di isolare Varsavia all’interno dell’Unione Europea, a causa anche delle sue posizioni al limite del razzismo e dell’antisemitismo.
Nonostante fossero alla guida di un paese membro di un’istituzione sovranazionale come l’UE, i Kaczynski, negli anni in cui erano entrambi ad occupare i vertici del potere polacco, basarono la loro politica prettamente sull’esaltazione della Polonia e sulla esclusiva difesa degli interessi polacchi, che li portò sovente ad attaccare anche l’altro “nemico” storico della Polonia: la Germania.

Lech e Jaroslaw Kaczynski

Lech e Jaroslaw Kaczynski (Fonte: AP)

E’ rimasta nella storia della diplomazia l’ infelice battuta antitedesca pronunciata da Lech Kaczynski durante i lavori per la riforma del sistema di voto all’interno del Consiglio d’Europa: di fronte alla possibilità di vedere ridotto il numero di voti assegnati alla Polonia rispetto alla Germania, per via della minore popolazione, Kaczynski affermò che la Polonia avrebbe avuto una popolazione sufficiente a mantenere nel Consiglio Europeo il numero di voti che il Trattato di Nizza le assegnava, “se i Tedeschi non avessero assassinato oltre 6 milioni di polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale”.

Spesso allineato con le posizioni più conservatrici del clero, Lech Kaczynski proprio grazie al suo populismo era riuscito a guadagnare consenso presso quelle fasce di popolazione che non aveva beneficiato più di tanto della fine del comunismo, e che erano rimaste fuori dalla modernizzazione economica e culturale del Paese: per molti polacchi, Kaczynski rappresentava in pieno la cultura e le tradizioni della Polonia, ed era il solo capace di difenderle dalle ingerenze esterne.

Che futuro si prospetta ora per Varsavia? Quali saranno le conseguenze di questa tragedia nei rapporti con l’UE e la Russia? Sebbene Mosca abbia espresso parole di solidarietà per la tragedia e proclamato un giorno di lutto nazionale, è molto probabile che quanto accaduto a Smolensk non andrà a migliorare più di tanto le relazioni con il Cremlino.
C’è da credere invece che la morte di Lech Kaczynski possa portare a degli sviluppi imprevisti, ovvero ad una candidatura di Jaroslaw alle prossime elezioni presidenziali, per portare avanti il progetto avviato dal suo gemello, nel segno dei Kaczynski.

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