Sciopero del sesso contro il nuovo governo ucraino

Nikolaj Azarov

Il nuovo premier ucraino Azarov

È in carica da neanche una settimana, e già è finito nell’occhio del ciclone. Un record per Nikolaj Azarov, nuovo premier ucraino nominato l’11 marzo dal presidente Viktor Janukovic, che venerdì ha ricevuto la fiducia dal Parlamento per il suo governo formato da soli ministri uomini: una decisione, quest’ultima, giustificata, come avrebbe dichiarato dallo stesso Azarov, dalla necessità di avere accanto “persone capaci di lavorare 16 ore al giorno, nei weekend, in grado di assumersi responsabilità e pronte anche a dire di ‘no’ “.

C’era probabilmente il desiderio di screditare in maniera lampante l’operato dell’ex premier Julija Timoshenko dietro la decisione di Azarov di escludere la quota femminile dalle leve del nuovo potere ucraino: fatto sta che questa scelta, unita alle poco lusinghiere dichiarazioni di Azarov, ha scatenato subito un coro di proteste.

Attiviste di Femen

Due attiviste di Femen: lo striscione recita "L'Ucraina non è un bordello"

A far la parte del leone è in particolare l’associazione femminista “Femen”, che ha chiesto alle mogli e alle compagne dei membri del nuovo governo un “boicottaggio sessuale” contro i rispettivi mariti e fidanzati, “per protestare contro questo atteggiamento umiliante verso le donne ucraine”.
Secondo Femen, le ultime affermazioni del premier e quelle rilasciate da Janukovic, secondo cui “il posto di una donna è in cucina e non in politica” (anche questo un riferimento esplicito alla Timoshenko, pronunciato durante la campagna elettorale), mostra che l’esecutivo si è collocato su pericolose posizioni. “Sottolineamo – si legge in una nota dell’associazione – che persone che conservano una posizione così arcaica verso oltre la metà della popolazione ucraina non hanno diritto ad occupare importanti cariche politiche, e che in una qualsiasi altra nazione ciò avrebbe significato la fine della loro carriera politica”.

Attiva da alcuni anni, Femen ha sempre utilizzato campagne shock per sensibilizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media su temi molto delicati, quali la violenza sulle donne, lo sfruttamento della prostituzione ed il turismo sessuale: non ultima la manifestazione dello scorso luglio nelle principali piazze del Paese, quando le attiviste hanno sfilato al grido “L’Ucraina non è il bordello d’Europa”.

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