Vigilia tesa a Kiev per il ballottaggio presidenziale

A tre giorni dal ballottaggio delle elezioni presidenziali, il presidente ucraino Viktor Jušchenko ha firmato ieri un decreto che va modificare, e non poco, la struttura della Commissione Elettorale Locale, che avrà l’importante compito di verificare la validità delle schede con cui gli elettori domenica sceglieranno il nuovo capo dello Stato: d’ora in poi il funzionamento della struttura di controllo non sarà più legato alla presenza di un preciso numero legale di membri, la cui mancanza avrebbe comportato necessariamente l’annullamento del voto.

Viktor Janukovic

L'ex premier Viktor Janukovic

La nuova legge, che elimina dunque il quorum richiesto per il funzionamento della Commissione, è l’ultimo atto di una campagna elettorale avvelenata, e che le infuocate dichiarazioni dei due contendenti, l’ex primo ministro filorusso Viktor Janukovic e l’attuale premier, la nazionalista Julija Timoshenko, non contribuiscono certo a rasserenare.

Sui membri della Commissione Elettorale Locale, nominati da entrambi i candidati in lizza, si erano poi concentrate le polemiche degli ultimi giorni: secondo il Partito delle Regioni, a cui appartiene Janukovic, la Timoshenko, data per sconfitta da tutti i sondaggi, avrebbe avuto in programma di ordinare ai propri membri di ritirarsi dai lavori, per provocare così il blocco della Commissione e l’automatico annullamento della consultazione. In questo modo la Timoshenko potrebbe conservare la sua poltrona di Primo Ministro fino a nuove elezioni, che però non sarebbero poi tanto sicure, vista l’imprevedibilità della situazione politica a Kiev.

La decisione di Jušchenko nasce da una clamorosa denuncia del Partito delle Regioni, a cui appartiene Janukovic, secondo cui lo staff della Timoshenko avrebbe intimato ai propri rappresentanti di non prender parte alle attività in Commissione il giorno del voto, azione che potrebbe annullare de facto il voto in uno o più distretti e riflettersi poi sull’intero esito della consultazione.
La Timoshenko ha però respinto seccamente tali accuse, contestando pesantemente l’atto firmato dal Presidente, che non servirebbe altro che a favorire i brogli: il premier ha inoltre ribadito nuovamente che porterà in piazza i suoi sostenitori, qualora l’esito delle urne venisse manipolato.

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